Cervus elaphus

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Cervo

Cervus elaphus, Cervo © foto Robibarbè
Cervus elaphus, Cervo © foto Robibarbè

Nomi volgare e dialettale: Cervo

Famiglia: Cervidi

Ruolo ecologico: erbivoro molto adattabile all’ambiente (pascoli alpini, boschi di conifere e latifoglie); può assumere cibi estremamente poveri, ricchi di lignina.

Habitat: è animale molto adattabile all’ambiente ed al clima, ma poco al disturbo antropico. Con le diverse sottospecie il Cervo è presente dalla macchia mediterranea alle brughiere scozzesi, passando per le Alpi. In estate tende a preferire la vegetazione fitta (boschi di conifere), mentre d’inverno cerca spazi più aperti; anche questa, però, non è una regola ! Può causare forti impatti negativi nei boschi.

Dimensioni: in funzione del regime alimentare, i maschi adulti possono arrivare a pesi considerevoli, 250 kg con altezze al garrese di 150 cm.

Alimentazione: erba, cortecce, germogli, tuberi, frutta, sementi; non disdegna i campi coltivati e gli orti.

Colore: in entrambi i sessi il mantello è di colore bruno-rossastro con ventre più chiaro in estate; grigio-bruno in inverno. Il Cervo ama rotolarsi in pozze d’acqua, infangandosi il mantello.

Biologia: il periodo degli amori o del “bramito” si colloca generalmente tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre. La gestazione dura 33-34 settimane; in maggio-giugno vengono partoriti 1-2 piccoli.

Osservazione: a meno che non si tratti di animali nati in cattività e poi immessi, per i quali la distanza media di fuga è bassa, è specie difficile da osservare. E’ sempre attivo al crepuscolo e nelle ore notturne, mentre di giorno preferisce rimanere nel folto del bosco.

Il periodo migliore per osservarlo è senz’altro quello del bramito (richiamo amoroso), quando i maschi escono in spazi aperti, soprattutto nelle ore prossime al crepuscolo. Lo spettacolo che si presenta in questo periodo giustifica le lunghe attese silenziose.

Solo il maschio possiede le corna (trofeo), che vengono perse per poi ricrescere secondo un ciclo annuale: in marzo-aprile (qualcuno dice che i cervi perdono le corna alla luna di febbraio) cadono le corna (con variazioni, all’interno della stessa popolazione, in funzione dell’età), che subito ricrescono ricoperte da un tessuto epidermico, il velluto, che, perduto, lascia il tessuto osseo (corno) morto.

Tra agosto e settembre il trofeo viene pulito dal velluto che, seccandosi, cade e viene attivamente tolto dall’animale sfregando le corna su alberi e cespugli.

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